Design is one.
Design is one.
Design is one.
Design is one.
Design is one.
Design is one.
Introduzione
In occasione di A Language of Clarity, la grande retrospettiva dedicata all’opera di Lella e Massimo Vignelli alla Triennale di Milano occorre riprendere la storia e l’eredità lasciata da un nome importante nella storia della grafica e del design internazionale.
Massimo Vignelli è nato nel 1931 a Milano, dove ha studiato architettura. Studiò all’Accademia delle Belle Arti di Brera, al Politecnico di Milano e all’Università di Venezia, per poi partire e trasferirsi negli Stati Uniti, dove lavorò per lo studio di design Unimark International, di cui fu anche co-fondatore e responsabile della sede di New York. Nel 1957 sposò Lella Valle Vignelli: fu proprio con lei che si trasferì definitivamente negli anni ’60 nella Grande Mela e fu con lei che fondò la Vignelli Design.
Tante sono le citazioni che spuntano cercando informazioni che quasi sembra che parlasse per enunciati dritti, asciutti, diretti. Sentenze che non lasciavano trasparire margine di discussione. Un rigore e una lucidità di pensiero che negli anni si è inevitabilmente riversato anche su ogni progetto, che fosse di graphic o product design.
Il seme venne piantato molti anni prima, durante il percorso di studi. Apprese un insegnamento che si portò dietro per tutta la vita e, che come è solito per i principi chiari e illuminanti, sono facili da comprendere, ma decisamente difficili da applicare e seguire con coerenza: “un architetto deve essere in grado di progettare qualsiasi cosa, da un cucchiaio a una città”.
Da qui la sua, forse, più importante massima: Design is one, it is not many different ones. Su questo concetto si basa la sua filosofia e di conseguenza anche tutta la sua carriera professionale.

Con molta probabilità il lavoro più famoso è la progettazione della mappa della metropolitana di New York realizzata nel 1972: di Vignelli l’idea, per la prima volta, di assegnare a ogni linea un colore specifico. Una semplicità non accettata da tutti: le polemiche sorsero poiché secondo alcuni non rispettava la topografia della città. Vignelli infatti si era rifiutato di colorare i parchi di verde e gli specchi d’acqua in azzurro. Solo dopo sei anni, venne ritirata, ma è esposta nella collezione permanente del MoMa come oggetto iconico.
Per la Unimark International realizzò un manuale sulla cartellonistica per i trasporti della Grande Mela, seguendo lo stesso schema e utilizzando il suo font preferito, l’Helvetica. I font tipografici furono uno spunto ulteriore per confermare i suoi principi. Leggendo il Canone Vignelli si intuisce come per lui la creazione di nuovi caratteri tipografici fosse più una mossa economica e di guadagno che una reale necessità. Bastava usarne 6, pescandoli tra quelli già esistenti. Helvetica, Times New Roman, Futura, Garamond, Bodoni e Century Expanded; se proprio era necessario si potevano aggiungere: Optima, Univers, Baskerville e Clarendon.
Nei primi anni della sua carriera ha realizzato i manifesti per la Biennale di Venezia, la grafica per l’immagine del Piccolo Teatro e della Triennale di Milano. In seguito si è occupato di corporate identity per varie aziende e in modo molto versatile, passando spesso dall’allestimento di interni al design e al packaging dei prodotti. Questo tipo di attività l’ha svolta a partire dal 1966 per la Knoll, azienda per la quale ha realizzato materiali pubblicitari ma anche oggetti di design, come la celebre sedia Handkerchief, che prende il nome dalla sua forma “a fazzoletto”.
Il suo modo di concepire il design attorno al quale la funzionalità dell’oggetto era il centro di tutto. Si discostava dalle mode e da quella che definiva “cultura dell’obsolescenza e dello spreco”.
E sarebbe bello averlo visto tentare la strada del digitale, rivedendo le sue griglie e il suo rigore progettando il layout di un sito web, o di una landing page. Cercando di rivedere e studiare le proporzioni per la comunicazione social.
It starts by the looking at the problem and collecting all the available information about it.
If you understand the problem, you have the solution.
It’s really more about logic than imagination. 
Pneumatici Pirelli
Poster, 68×48 cm
1963
Uno dei capolavori del graphic design italiano. Il rosa che domina il layout nel quale una ragazza in sella a una bicicletta, senza mani, celebra il senso di libertà e gioia. Un immagine di women empowerment per pubblicizzare un oggetto solitamente associato a un mondo maschile.
Knoll
Poster
1967
Tra i più forti ed efficaci esperimenti di comunicazione nella storia del graphic design. Influenzato dal mondo colorato della stampa sovrapposta, tipico del collega – ed ex coinquilino Max Huber – Vignelli riprende le lettere in Helvetica che compongono il logo di Knoll rendendo l’effetto giocoso, ma mantenendo il rigore e la formalità del suo stile.
Brand Identity
Tra i numerosi progetti anche la creazione di loghi e immagini coordinate tra le più celebri a livello internazionale. Da Poltrona Frau, a Fratelli Rossetti, passando per Bloomingdale’s, American Airlines, Benetton, Lancia, Ford Ducati e molti altri.
New York Subway Map
Pieghevole, 53×44 cm
1970
La sintesi perfetta tra logica e geometria. Un progetto che ha gettato le basi per i designer a venire decretando uno stile e un modo nuovo di pensare e realizzare quello che venne definito “design sociale”, al servizio dell’essere umano.
Citare tutti i progetti realizzati da Massimo e Lella Vignelli porterebbe a una lista infinita. Il consiglio resta sempre quello di cercare il più possibile informazioni e prestare attenzione a tutto ciò che ci circonda, perché la curiosità così come la passione sono due doti fondamentali per qualunque vita, soprattutto quella di un designer.
Vignelli’s Top 5
05
Quel meraviglioso senso di arricchimento che proviene dal fare nuove scoperte, dal trovare nuove vie per fare la stessa cosa meglio di prima.
La passione e la curiosità come scintilla che avvia ogni progetto e ogni nuovo giorno. Essenziale nel design, così come nella vita quotidiana.
04
In molte lezioni ho sottolineato la mancanza delle basi sui principi della tipografia tra i giovani designer.
La tipografia e lo studio dei font dovrebbe essere una delle basi fondamentali per ogni designer. Cattivi font portano a cattivo design. Nel suo Canone, afferma che in ogni progetto occorre scegliere sempre tra Helvetica, Garamond, Bodoni o Futura. D’accordo o meno, è un tema di discussione.
03
Siamo a favore di un Design che duri, che risponda ai bisogni e alle richieste delle persone.
Un buon design dura nel tempo. Un design che dura nel tempo è un buon design. Progettare con la mente rivolta al futuro. Combattendo contro l’obsolescenza digitale, i trend e le mode.
02
La primissima cosa che faccio ogni volta che comincio un nuovo progetto di qualsiasi tipo di design, che sia di grafica, prodotto, esibizioni o interni, è cercarne il significato.
Perché ho inserito quell’elemento grafico? Che scopo ha? Meglio questo o quel font? font? Cosa comunico con questo colore? Le domande sono tutto.
01
L’attenzione ai dettagli richiede disciplina. Non c’è spazio per la negligenza, per la trascuratezza o per la procrastinazione.
Disciplina nei confronti dell’organizzazione del lavoro, sia di come ci poniamo nei confronti di ogni progetto. Perché senza disciplina non esiste un buon design, a prescindere dal suo stile.