C.P. Company x Alessi: You Can Wear It, Or You Can Brew it.
INTRO
Per la Milano Design Week 2026, Alessi e C.P. Company hanno presentato la loro prima collaborazione nell’installazione “BLEND: The Kinetic Pulse of Italian Industrial Mastery”. Il progetto, che unisce design industriale e workwear, crea un dialogo unico tra oggetti e capi d’abbigliamento, entrambi radicati nella sperimentazione, nell’artigianalità e in archivi in continua evoluzione.
Durante ogni Milano Design Week ci si imbatte in decine di eventi che, anno dopo anno, sbocciano anche all’interno di contesti insospettabili, rimanendo un evento che si può affrontare in tre modi: evitare il caos scappando altrove, passeggiando senza una meta precisa facendosi guidare dalla sensazione del momento, oppure studiando con attenzione mappa e programma.
Di solito l’elemento più importante per un brand è esserci nonostante il come e il perché. Sono rare le occasioni nelle quali due marchi uniscono energia e storia al servizio di prodotti che hanno realmente qualcosa da raccontare. Occasioni prossime allo zero se i marchi sono leggendari come Alessi e C.P. Company.
Nell’allestimento brutalista post-industriale realizzato all’interno dello showroom di C.P Company, vengono accostati senza rischio di stonatura, i componenti che hanno reso celebri i due marchi e che hanno portato alla nascita di una linea di prodotti apparentemente distante, ma assolutamente sovrapponibile nella sua realizzazione. La celebre Overshirt – presente in uno dei primissimi prototipi originali dall’archivio di Massimo Osti – alla leggendaria caffettiera 9090 di Richard Sapper, al vassoio Arran di Enzo Mari, e alle tazzine di Jean Nouvel.
E tra le prove di tintura e gli esperimenti con la pressa si intuisce passo dopo passo come questa collaborazione sia diventata naturale, tanto da farmi dire “Ma certo, perché non ci hanno pensato prima”.
L’estetica tecnica, la pulizia delle forme e le finiture come la tinta in capo e la sabbiatura dell’acciaio sono i punti di contatto. E non sorprende trovare un artigiano di Alessi che all’esterno assembla una 9090 con una giacca di C.P.
Al centro della collaborazione c’è la fabbrica come spazio creativo, dove le idee vengono testate, perfezionate e modellate attraverso l’esperienza umana e i processi manuali. Sia gli oggetti sia i capi sono progettati per evolversi nel tempo, acquisendo carattere con l’uso. Il caffè come rito condiviso che innesca il processo creativo.
E come ciliegina sulla torta l’effetto acquisto emozionale perfettamente pensato, con uno spazio per bersi un caffè in tranquillità prima di passare allo shop. Perché – altro punto importante – molti dei prodotti visti durante la settimana del Salone non sempre sono disponibili nei vari flagship store o direttamente online. Qui invece ogni prodotto è lì ad attenderti fin da subito. Perché va bene il design, va bene la commistione di idee e le collaborazioni in perfetta armonia, ma stiamo sempre parlando di marketing proiettato alla vendita.
E va benissimo così.
L’estetica tecnica, la pulizia delle forme e le finiture come la tinta in capo e la sabbiatura dell’acciaio sono i punti di contatto.
E non sorprende trovare un artigiano di Alessi che all’esterno assembla una 9090 con una giacca di C.P.
Overshirt Jacket
Massimo Osti
1970 circa
combinano il taglio di una camicia con la funzionalità di una giacca leggera,
Caffettiera 9090
Richard Sapper
1980
La 9090 è la prima caffettiera espresso della storia di Alessi, ma anche il primo di numerosi premi Compasso d’Oro e il primo oggetto Alessi esposto al MOMA di New York. “Volevo dare a questa macchina delle prestazioni che le altre non hanno”. Con queste parole Richard Sapper ha descritto l’idea dalla quale è partito. La 9090 è originale non soltanto per la sua forma particolare, ma anche per alcune innovazioni funzionali, come la base allargata che permette di sfruttare al massimo il calore, il beccuccio antigoccia e la chiusura a leva che consente di aprirla con un semplice gesto della mano.
Set tazzine
Jean Nouvel
2005
Inizialmente ideate in acciaio inossidabile, vengono riprodotte con un rivestimento in PVD nero. La finitura evolve nel tempo – omaggio alla tintura in capo C.P. Company capace di trasformarsi con l’uso – mentre il design tecnico e la doppia parete richiamano lo stile lineare e l’isolamento termico dei capi sportswear.
Arran
Enzo Mari
1961
Disegnato per Danese, e rimesso in produzione da Alessi nel 1997 come testimone eccellente di un’epoca felice del design italiano. Realizzato in acciaio inossidabile presenta una finitura PVD nera che evolve nel tempo: un omaggio alla tintura in capo di C.P. Company, capace di trasformarsi con l’uso.